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Il lato femminile


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
24.02.2026    |    1.866    |    7 9.6
"Elena iniziò a pompare, i colpi ritmici che facevano oscillare il corsetto sul suo torso, il reggiseno che gli stringeva i pettorali sudati..."
Era una sera qualunque, o almeno così credeva Marco, quando la sua vita prese una piega inaspettata. Alto, muscoloso, con un'aria da maschio alfa che lo rendeva il re dell'ufficio, Marco era abituato a comandare. Gestiva un team di venditori con pugno di ferro, flirtava con le colleghe e si pavoneggiava in giacca e cravatta. Ma quella notte, dopo un drink di troppo con la sua nuova conoscenza, Elena, tutto cambiò.

Elena non era una donna qualunque. Alta, con curve sinuose avvolte in un abito di latex nero che le fasciava il corpo come una seconda pelle, emanava un'aura di dominio assoluto. I suoi occhi verdi lo trafiggevano, e la sua voce, bassa e autoritaria, lo aveva già fatto tremare. 'Vieni da me stasera', gli aveva sussurrato all'orecchio nel bar affollato. 'Ho qualcosa da mostrarti'. Marco, eccitato dalla sfida, aveva accettato senza pensarci due volte.

L'appartamento di Elena era un tempio di lusso e segreti. Luci soffuse, specchi ovunque, e un armadio che si aprì come un portale su un mondo proibito. 'Spogliati', ordinò lei, sedendosi su una poltrona di velluto rosso, le gambe accavallate. Marco obbedì, il cuore che gli martellava nel petto. Nudo davanti a lei, sentì il primo brivido di umiliazione. 'Sei così forte, così maschio', disse Elena con un sorriso malizioso. 'Ma stasera scoprirai quanto sei fragile'.

Iniziò con il perizoma. Un filo di satin nero, sottile come un sussurro, che Elena gli fece scivolare sulle cosce. 'Alza i piedi', comandò. Marco sentì il tessuto fresco contro la pelle, poi il filo che si insinuava tra le natiche, tirando leggermente. Fastidioso, irritante, come un prurito costante che lo faceva contorcere. 'Cammina', disse lei. Ogni passo era una tortura: il filo sfregava, stringeva, umiliandolo nel profondo. Ma sotto quell'irritazione, un calore strano si accese. Il suo cazzo si indurì contro il tessuto, tradendolo. 'Vedi? Ti eccita', rise Elena. 'Quel fastidio che diventa piacere, la tua fighetta che si contrae intorno al filo. Sei già la mia troietta'.

Poi il reggiseno. Coppe di pizzo bianco, delicate e intricate, che Elena allacciò dietro la sua schiena. Le spalline gli mordevano le spalle larghe, il tessuto che lo stringeva come mani invisibili. 'Senti come ti contiene?', mormorò lei, le dita che sfioravano i capezzoli attraverso il pizzo. 'Quei tuoi pettorali da macho, ora imprigionati in qualcosa di femminile'. Marco arrossì, il rossore che gli saliva al viso. Provò a muovere le braccia, ma il reggiseno lo limitava, un senso di costrizione che lo faceva sentire piccolo, vulnerabile. Eppure, sfregando contro il pizzo morbido, i suoi capezzoli si inturgidirono, inviando scariche di piacere al basso ventre.

Il corsetto fu il prossimo. Velluto rosso scuro, rigido con stecche di balena, che Elena strinse laccio dopo laccio. 'Trattieni il fiato', ordinò. Tirò forte, e Marco sentì l'aria sfuggirgli dai polmoni mentre il corsetto gli cinse la vita, modellandola in una curva innaturale. Ogni respiro era corto, superficiale, il tessuto che premeva sulle costole come un abbraccio soffocante. 'Guarda allo specchio', disse lei, girandolo verso il grande specchio a figura intera. Marco vide se stesso: il torso compresso, i fianchi accentuati, un'ombra di femminilità che lo sconvolse. 'Sei bello così', sussurrò Elena, le mani che scivolavano sul velluto liscio. 'Attraente, delicato. Non più l'alfa, ma la mia bambola'.

I tacchi arrivarono per ultimi. Decolleté di vernice nera, con un tacco di dieci centimetri che lo fecero barcollare. Elena lo guidò, tenendolo per la vita. 'Cammina per me'. I primi passi furono un incubo: le caviglie che cedevano, il peso spostato in avanti, il clic-clic sul pavimento che echeggiava come un'accusa. Ma dopo qualche minuto, qualcosa cambiò. Il modo in cui i tacchi gli inarcavano la schiena, spingendo il culo all'infuori, lo fece sentire esposto, sexy. Il corsetto lo teneva eretto, il perizoma che sfregava a ogni movimento. Il suo cazzo pulsava, bagnando il satin di pre-cum. Umiliazione e eccitazione si mescolavano, un cocktail che lo lasciava ansimante.

Elena lo fece posare davanti allo specchio, aggiustando il pizzo del reggiseno, lisciando il velluto del corsetto. 'Guarda quanto sei carino infiocchettato', disse, le unghie che graffiavano leggermente la pelle esposta. Marco si vide: il viso arrossato, gli occhi spalancati, il corpo trasformato in qualcosa di attraente, seducente. Non era più l'uomo rude dell'ufficio; era una visione erotica, una sissy pronta a servire. 'Toccati', ordinò lei. La mano di Marco scese, sfiorando il rigonfiamento nel perizoma. Gemette piano, il piacere che lo travolgeva nonostante la vergogna.

Ma Elena non si fermò lì. 'Domani andrai al lavoro così', annunciò, porgendogli i suoi abiti maschili. 'Sotto la camicia e i pantaloni. Il mio piccolo segreto'. Marco protestò debolmente, ma il suo cazzo traditore disse il contrario. La mattina dopo, si vestì con cura: il perizoma che gli stringeva il culo mentre si infilava i boxer sopra, il reggiseno nascosto sotto la camicia button-down, le spalline che sfregavano contro il tessuto. Il corsetto, allacciato stretto, gli dava una postura eretta, ma ogni respiro era un promemoria della sua sottomissione. Niente tacchi, per ora, ma Elena gli aveva infilato un paio di calze di nylon nelle tasche, 'per dopo, se sei bravo'.

All'ufficio, Marco recitava la parte. Seduto alla scrivania, dava ordini al team, la voce ferma e autoritaria. 'Voglio quel report entro mezzogiorno!', abbaiò a un collega. Ma dentro, era un turbine. Il filo del perizoma gli solleticava l'ano a ogni spostamento sulla sedia, un fastidio che mandava ondate di calore al suo cazzo semi-eretto. Il reggiseno lo stringeva, i capezzoli duri che sfregavano contro il pizzo, facendolo mordere il labbro per non gemere. Il corsetto gli toglieva il fiato durante le riunioni, costringendolo a respirare piano, a fingere calma mentre il sudore gli imperlava la fronte.

La paura di essere scoperto lo consumava. E se un collega notava il rigonfiamento strano sotto la camicia? O se, chinandosi per raccogliere una penna, il corsetto si spostava rivelando il velluto rosso? Immaginava le risate, gli sguardi beffardi: 'Il capo è una femminuccia!'. Eppure, quella paura alimentava l'eccitazione. Sapeva di essere nelle mani di Elena, la sua mistress, che lo controllava da lontano con un semplice messaggio: 'Ricorda il perizoma, troietta. Non toccarti senza permesso'. Il suo telefono vibrò durante una chiamata: una foto di lei in lingerie, con la didascalia 'Pensa a me mentre il filo ti scopa il culo'. Marco arrossì, il cazzo che gocciolava nel satin.

A pranzo, nel bagno dell'ufficio, non resistette. Si chiuse in un cubicolo, slacciò i pantaloni e abbassò il perizoma. Il suo cazzo balzò fuori, rosso e pulsante. Lo masturbò furiosamente, il corsetto che gli stringeva il respiro, il pizzo del reggiseno che gli stuzzicava i capezzoli. 'Elena...', gemette piano, venendo in spruzzi caldi sul pavimento. L'orgasmo fu violento, umiliante, ma liberatorio. Si pulì in fretta, rimettendo tutto a posto, il cuore che batteva forte per la paura di essere sentito.

La sera, tornò da Elena. Lei lo aspettava, con un nuovo outfit: un vestitino di satin rosa, calze autoreggenti e tacchi alti. 'Spogliati dal tuo travestimento maschile', ordinò. Marco obbedì, rivelando il lingerie sotto. 'Brava ragazza', disse lei, attirandolo a sé. Lo baciò con forza, la lingua che invadeva la sua bocca, mentre le mani esploravano il corsetto, il perizoma. 'Ora scopriamo quanto ti piace essere scopata come una vera sissy'.

Elena lo spinse sul letto, facendolo inginocchiare. 'Succhiami i capezzoli', comandò, slacciando il suo top. Marco obbedì, la bocca avida sul suo seno, mentre lei gli tirava i capelli. Poi, lo girò, schiaffeggiandogli il culo esposto dal perizoma. 'Senti quel filo? È solo l'inizio'. Si allacciò lo strapon alla vita, un arnese fallico spesso e venoso, di silicone nero lucido, fissato saldamente al suo bacino. Elena spalmò lubrificante sulla punta grossa, facendola brillare. 'Inginocchiati bene, troietta. Apri quel culo per la tua mistress'.

Marco tremava, il perizoma spostato di lato, esponendo l'ano stretto. Elena premette la cappella contro l'ingresso, spingendo con fermezza. Lui gridò quando la testa entrò, dilatandolo, un bruciore acuto che si mescolava al formicolio del filo ancora lì vicino. 'Rilassati, puttanella', ringhiò lei, afferrandogli i fianchi e affondando più a fondo. Lo strapon lo riempì completamente, sfregando contro le pareti interne, colpendo quel punto sensibile che lo fece ansimare. Elena iniziò a pompare, i colpi ritmici che facevano oscillare il corsetto sul suo torso, il reggiseno che gli stringeva i pettorali sudati.

Ogni spinta era un'umiliazione profonda: il suo culo preso da lei, il cazzo che dondolava inutile tra le gambe, gocciolando sul lenzuolo. 'Senti come ti scopo? Come una vera figa', sibilò Elena, accelerando il ritmo, le sue tette che rimbalzavano mentre lo martellava. Marco gemette forte, il piacere che montava incontrollabile, il fastidio iniziale svanito in un'estasi travolgente. Non durò a lungo: dopo poche dozzine di spinte potenti, il suo corpo si irrigidì, e sborrò senza toccarsi, fiotti di sperma che schizzavano sul letto sotto di lui. 'Sì, vieni dal mio cazzo, sissy!', esultò Elena, continuando a scoparlo attraverso l'orgasmo, prolungando le contrazioni del suo ano intorno allo strapon.

Ansimante e tremante, Marco crollò in avanti, ma Elena lo tenne su. 'Non hai finito. Ora tocca a te leccarmi pulita'. Lo fece girare, spingendogli la faccia tra le sue cosce. Lui leccò avidamente la sua figa bagnata, la lingua che scivolava sulle labbra gonfie, mentre lei gli accarezzava i capelli. Solo dopo averla fatta gemere di piacere, Elena lo permise di salire su di lei. Ma Marco, esausto dal suo sborro prematuro, entrò nella sua figa con movimenti lenti, il cazzo ancora sensibile, scopandola piano mentre lei rideva della sua debolezza. 'Vedi? Ti ho prosciugato prima ancora di farti entrare. Sei la mia puttana perfetta'.

Da quel giorno, Marco visse una doppia vita. Di giorno, l'alfa maschio al lavoro, con il segreto che lo umiliava e eccitava sotto i vestiti. Di notte, la sissy di Elena, vestita di satin, velluto e pizzo, scoprendo la bellezza di quel corpo attraente, femminile. La costrizione dei capi diventava dipendenza, l'umiliazione un afrodisiaco. E ogni volta che si guardava allo specchio, infiocchettato e arrapato, sapeva di essere esattamente dove voleva la sua mistress.
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